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UNI PdR 167:2025, la nuova frontiera della governance delle PMI


Per migliaia di piccole e medie imprese italiane, l’“adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile” è stato finora percepito come un obbligo giuridico spesso astratto, evocato dai commercialisti e richiamato dai revisori, ma non sempre tradotto in strumenti operativi concreti.Con la pubblicazione della UNI/PdR 167:2025, questo concetto ha compiuto un salto di qualità decisivo: da obbligo normativo a modello gestionale strutturato, e soprattutto a processo verificabile e certificabile da parte di organismi indipendenti accreditati. La nuova prassi di riferimento, pubblicata da UNI – Ente Italiano di Normazione il 17 aprile 2025, rappresenta un punto di svolta per il tessuto imprenditoriale italiano. Non solo fornisce alle PMI un quadro metodologico per costruire assetti realmente adeguati, ma introduce per la prima volta in modo esplicito la possibilità di ottenere una certificazione di terza parte accreditata, capace di attestare la solidità della governance aziendale. Dal Codice Civile alla norma tecnica: cosa cambia La base giuridica è nota. L’articolo 2086 del Codice Civile impone agli imprenditori che operano in forma societaria o collettiva il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa. L’obiettivo è duplice: assicurare una gestione efficiente e consentire la tempestiva rilevazione di eventuali segnali di crisi. Con l’entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, l’obbligo ha assunto un ruolo ancora più centrale. Gli amministratori devono dimostrare non solo di aver gestito l’impresa con diligenza, ma anche di aver predisposto strumenti in grado di intercettare tempestivamente squilibri economici, patrimoniali e finanziari. Mancava tuttavia uno standard condiviso che definisse in modo oggettivo cosa significasse, in concreto, “adeguato assetto”. La UNI/PdR 167 nasce proprio per colmare questo vuoto. Una guida tecnica pensata per le PMI La UNI/PdR 167:2025 è stata elaborata da un tavolo tecnico promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano, con la partecipazione di esperti di governance, diritto societario, controllo interno e rappresentanti di ACCREDIA. Il documento non si rivolge alle grandi corporate, già dotate di sistemi evoluti di controllo, bensì alle piccole e medie imprese italiane, che spesso fondano la gestione sulla conoscenza diretta dell’imprenditore e su processi poco formalizzati. La prassi adotta un “approccio prestazionale”: non prescrive un modello rigido, ma definisce i risultati attesi, lasciando all’impresa la libertà di scegliere come soddisfare i requisiti. In altri termini, indica il “cosa”, non il “come”. Questo rende la UNI/PdR applicabile tanto a una microimpresa familiare quanto a una PMI industriale strutturata. I dieci principi dell’adeguato assetto La norma individua dieci principi fondamentali che devono guidare la costruzione del sistema aziendale: Integrazione Unicità Specificità Coinvolgimento Dinamicità Efficienza operativa Efficienza ed efficacia dei flussi informativi Flessibilità e adattabilità Miglioramento continuo Approccio basato sul rischio (risk based thinking) Questi principi trasformano l’adeguato assetto in un vero sistema di governo, capace di connettere strategia, organizzazione e controllo. Organizzazione, amministrazione e contabilità: i tre pilastri La UNI/PdR 167 si sviluppa attorno a tre dimensioni fondamentali. Assetto organizzativo Comprende organigramma, funzionigramma, job description, deleghe, poteri di firma e flussi di reporting. Ogni ruolo deve essere chiaramente definito, evitando sovrapposizioni e ambiguità. Assetto amministrativo Riguarda procedure e prassi operative che assicurano dati completi, attendibili e tempestivi, utili sia per la redazione del bilancio sia per il supporto alle decisioni della governance. Assetto contabile Coinvolge sistemi e procedure per registrare, classificare e analizzare le operazioni aziendali, con strumenti in grado di produrre report economico-finanziari affidabili e tempestivi. KPI, reporting e monitoraggio continuo Uno degli aspetti più innovativi della prassi è l’attenzione agli strumenti di rilevazione e interpretazione. L’impresa deve dotarsi di indicatori chiave di performance (KPI), report periodici, analisi degli scostamenti, budget e cash flow previsionali. Tra i documenti considerati essenziali figurano: situazioni economico-patrimoniali infrannuali; analisi del fatturato e del portafoglio ordini; report di liquidità; reportistica di magazzino; accesso e monitoraggio della Centrale dei Rischi di Banca d'Italia. La governance deve utilizzare queste informazioni per confrontare risultati attesi e risultati reali, adottando rapidamente azioni correttive. Un vantaggio competitivo, non solo un obbligo La forza della UNI/PdR 167 sta nel ribaltare la prospettiva. L’adeguato assetto non è presentato come un mero adempimento legale, ma come uno strumento di creazione e protezione del valore aziendale. Nell’introduzione si sottolinea che dimostrare l’esistenza di una governance strutturata è ormai un fattore determinante per la valutazione del merito creditizio e per l’accesso al capitale di terzi. In pratica, una PMI che adotta la prassi può: migliorare il dialogo con banche e investitori; rafforzare la propria reputazione; ridurre i rischi operativi e finanziari; agevolare processi di crescita, acquisizione o passaggio generazionale; aumentare la capacità di reagire a crisi e cambiamenti di mercato. Non dimentichiamo poi che oggi gli istituti di credito non si limitano più ai soli dati finanziari: la valutazione passa inevitabilmente dai criteri ESG. Tra questi, la "G" di Governance rappresenta da sempre lo scoglio più duro da rendicontare per una PMI. In questo scenario, la certificazione UNI/PdR 167:2025 agisce come un vero e proprio "passaporto oggettivo", capace di attestare la solidità gestionale dell'impresa sia davanti alle banche (migliorandone il rating), sia lungo la filiera, superando a pieni voti lo screening dei grandi committenti. La grande novità del 2025: la certificazione di terza parte L’aggiornamento del 2025 introduce il punto 12 e l’Appendice A, dedicati alla valutazione di conformità. Si tratta della principale innovazione rispetto alla versione 2024. Per la prima volta, la UNI/PdR stabilisce che l’adeguato assetto può essere certificato da un organismo indipendente accreditato secondo la norma internazionale UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012. In sostanza, un soggetto terzo verifica che il processo aziendale soddisfi i requisiti della prassi  Come si ottiene la certificazione Il percorso tipico si articola in cinque fasi. Gap analysis - Valutazione iniziale del livello di conformità dell’azienda rispetto ai requisiti della UNI/PdR 167;  Adeguamento - Predisposizione di organigrammi, procedure, reportistica, sistemi di controllo e indicatori; Audit interno - Verifica preliminare dell’efficacia del sistema; Audit di certificazione - Valutazione da parte di un organismo accreditato; Rilascio del certificato e sorveglianza - Emissione del certificato e successivi controlli periodici. Il processo è simile a quello già noto per standard come ISO 9001 o ISO 37301, ma applicato alla governance e agli assetti aziendali. Perché una PMI dovrebbe certificarsi La certificazione può produrre benefici tangibili. Maggiore credibilità bancaria - Banche e intermediari dispongono di un’evidenza oggettiva della qualità del sistema di governance. Migliore accesso al credito - Un assetto certificato può incidere positivamente sulla valutazione del rischio. Riduzione della responsabilità degli amministratori - Pur non costituendo un’esimente automatica, la certificazione documenta l’adozione di presidi organizzativi strutturati. Vantaggio competitivo - Può rappresentare un elemento distintivo nei rapporti con clienti, fornitori e investitori. Cultura manageriale - Favorisce il passaggio da una gestione intuitiva a una gestione fondata su dati, processi e controlli. Il ruolo dei commercialisti e dei consulenti La UNI/PdR 167 attribuisce grande importanza ai professionisti che assistono l’impresa. Il “referente della governance sugli assetti aziendali” e il “gestore dell’assetto” possono coincidere con amministratori, consulenti o delegati dotati di specifiche competenze. Per i dottori commercialisti si apre così un ambito di consulenza ad alto valore aggiunto, che integra competenze contabili, organizzative e strategiche. Un cambio culturale per il capitalismo italiano Il sistema produttivo italiano è composto in larga parte da imprese di dimensioni contenute, spesso eccellenti sul piano industriale ma ancora poco strutturate sotto il profilo manageriale. La UNI/PdR 167:2025 rappresenta un potente strumento di modernizzazione. Traduce in linguaggio tecnico l’obbligo previsto dal Codice Civile e offre alle PMI una roadmap concreta per rafforzare la governance, prevenire la crisi e accrescere la competitività. La possibilità di certificare l’adeguato assetto aggiunge un elemento di trasparenza e affidabilità destinato a incidere nei rapporti con il sistema bancario, gli investitori e l’intero ecosistema economico. La governance diventa un asset misurabile Fino a ieri, l’adeguatezza dell’assetto era soprattutto una valutazione qualitativa, spesso affidata all’esperienza del professionista. Oggi, grazie alla UNI/PdR 167:2025 e al sistema di accreditamento, diventa un requisito misurabile, verificabile e certificabile. Per le PMI italiane non si tratta soltanto di conformarsi a una norma, ma di trasformare la governance in un vero fattore di crescita. In un mercato sempre più complesso e selettivo, poter dimostrare con una certificazione indipendente di possedere un sistema organizzativo solido potrebbe fare la differenza tra subire il cambiamento e governarlo.


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