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Intelligenza Artificiale e Diritto: i nuovi paradigmi della professione forense


Nel contesto della tavola rotonda "Professioni 4.0 – l’Intelligenza Artificiale tra etica, diritto e mercato", organizzata per celebrare i 25 anni di AteneoWeb presso l'Università Cattolica di Piacenza, l'intervento del Prof. Avv. Paolo Flavio Mondini, Professore Associato di Diritto dell’Economia, ha offerto una lucida e puntuale disamina sull'impatto dell'Intelligenza Artificiale nel mercato legale.Per definire l'approccio a questa rivoluzione, il Professore ha scelto una parola chiave inequivocabile: “attenzione”. Se da un lato è fondamentale nutrire curiosità per un'innovazione paragonabile all'avvento del web, dall'altro occorre vigilare costantemente sui rischi insiti in una professione che fa della precisione il proprio pilastro. Dalla ricerca giurisprudenziale alla stesura delle bozze  Tracciando un parallelismo storico, Mondini ha ricordato il passaggio dai monumentali repertori cartacei del Foro Italiano alle prime banche dati elettroniche su CD. Oggi assistiamo a un salto quantico analogo: l'interrogazione tramite linguaggio naturale. Sebbene la velocità di questi nuovi strumenti sia affascinante, la profondità della ricerca giuridica risulta ancora spesso approssimativa e insoddisfacente per garantire un risultato professionale di alto livello.  Tuttavia, la vera rivoluzione per gli studi legali si gioca su un altro fronte. Secondo il Professore, la capacità della macchina di elaborare bozze testuali rappresenta un'evoluzione notevolissima, poiché l'algoritmo assume di fatto le funzioni di un giovane collaboratore estremamente rapido. Il rischio delle "allucinazioni" e il perimetro della responsabilità oggettiva  L'adozione frettolosa e acritica dell'IA ha già mietuto le prime “vittime” nelle aule di tribunale. Mondini ha citato casi emblematici e recenti di giurisprudenza domestica, come quello sanzionato dal Tribunale di Verona, in cui un legale ha depositato un atto contenente il “prompt” originario (“Se vuoi posso proseguire con l'inserimento...”) dimenticato nel testo. A questo si aggiungono gli atti redatti in maniera standardizzata con nomi delle parti errati o, peggio, viziati dalle cosiddette “allucinazioni” del sistema.  Di fronte a queste clamorose derive, il messaggio è chiaro: il controllo umano sull'elaborazione della strategia e sul prodotto finale rimane un perimetro di responsabilità oggettiva irrinunciabile. Il nuovo ruolo del "dominus" e il superamento della gavetta tradizionale  L'intelligenza artificiale ridisegna anche i confini del praticantato. Sebbene alcune mansioni basilari come le traduzioni complesse o le ricerche elementari rischino di scomparire, il nucleo del mestiere forense – fatto di rapporto con il cliente, consulenza strategica e applicazione concreta della norma – non verrà sostituito dalle macchine. Come si trasmette, dunque, l'intuito forense alle nuove generazioni? Per Mondini, imporre ai giovani la vecchia gavetta escludendo l'uso della tecnologia sarebbe un errore. Il "dominus" contemporaneo deve invece incentivare i praticanti a utilizzare l'IA, insegnando loro a farlo in modo critico e professionale, colmando quel divario che vede spesso i nativi digitali abilissimi sui social network, ma inesperti nell'estrapolare contenuti giuridici attendibili tramite prompt. Le sfide del mercato: aggregazione, concorrenza estera e parità delle armi  Guardando agli scenari futuri, il Prof. Mondini ha delineato importanti direttrici di mercato.  In primo luogo, i professionisti dovranno concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto, poiché le nicchie di mercato basate su prassi consolidate e modelli standard saranno facilmente erose dalla diffusione dell'IA.  In secondo luogo, poiché gli strumenti di intelligenza artificiale legali di livello internazionale (come Harvey o Legora) richiedono investimenti ingenti, saranno necessarie forme di aggregazione tra studi per evitare una severa selezione naturale nel mercato. Inoltre, l'IA minaccia di abbattere i limiti territoriali della professione, consentendo a grandi firms straniere di operare sul diritto italiano senza appoggiarsi necessariamente a corrispondenti locali.  Infine, rispondendo a uno spunto dal pubblico, Mondini ha toccato un nervo scoperto per i professionisti: il rischio di una "disparità delle armi" contro la Pubblica Amministrazione (come l'Agenzia delle Entrate). Un tema di rilevanza costituzionale che, prima ancora della potenza degli algoritmi, si giocherà sull'accesso asimmetrico alle immense banche dati di cui lo Stato dispone.


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